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Jin Tao

Elementi di pratica del Taiji Quan

Si pensa che in origine le posizioni fossero assunte separatamente, e che solo in un secondo tempo siano state legate in una serie continua di movimenti detta “forma”. Ma poiché il Taiji si basa proprio su tale continuità, il primo e principale obiettivo del praticante è quello di passare correttamente da una posizione all’altra; tali passaggi sono troppo complicati per essere semplicemente descritti. Ecco perché risulta impossibile apprendere il Taiji da un libro per un principiante, mentre può fornire una guida per chi conosce già i fondamenti.
Prima di praticare la forma si assume la posizione di attenzione: eretti con il volto verso nord; la testa, il collo, il busto allineati e perpendicolari alla terra, ma il più possibile rilassati. Sciogliere ogni tensione nervosa o muscolare, svuotare la mente per ottenere la serenità interiore, lo stato di Wu-Chi (“cuore sereno e mente concentrata”).

Poi subentra l’intenzione, Yi, o pensiero creatore, prima ancora che il movimento abbia inizio; il peso è ancora ancorato a terra “attraverso” i piedi; la testa e la spina dorsale devono essere dritte. Per permettere allo spirito di vitalità (Shen) di salire alla sommità del capo, la testa deve essere tenuta come se fosse sospesa con una corda dall’alto. Il rilassamento deve rendere percettiva ogni parte del corpo, lasciando così che l’energia in circolo, il Qi possa scendere nel Dan-Tien (“campo di cinabro”), un punto posto tre dita sotto l’ombelico e due dita in profondità. Questa posizione pone l’uomo al centro tra il Cielo (Yang) e la Terra (Yin), in modo che la pratica del movimento Taiji lo inserisca nella naturale corrente dell’universo.

Così come nel diagramma Taiji, in tutte le figure eseguite dal praticante si devono riconoscere degli archi; in particolare si definiscono i 5 archi: due archi delle gambe, due archi delle braccia e l’arco della schiena.

Lo Yang indica la sostanzialità e solidità mentre lo Yin è la vacuità, completandosi e succedendosi si avrà la nascita dello Yang quando lo Yin è al culmine e viceversa; nel Taiji è importante distinguere chiaramente tra pieno e vuoto.
Una delle caratteristiche fondamentali del Taiji Quan è quella di rendere il praticante capace di usare l'energia interna al posto della forza muscolare. Da ciò risulta evidente come il Taiji Quan e il Tui Shou siano dei veri e propri laboratori per la scoperta di se stessi, del funzionamento del proprio corpo e della propria energia interna. Ogni movimento di Taiji Quan genera un'energia, o forza, che i cinesi chiamano Jing. Essere in grado di comprendere questi Jing corrisponde sicuramente a un buon livello di pratica. Nel Taiji abbiamo otto Jing di base detti “gli otto cancelli”-Ba Men, a cui si sommano “i cinque passi”-Wu Pu, ed è per questo che spesso nel parlare di Taiji Quan si parla di “tecnica dei tredici movimenti”.

Gli otto cancelli sono:

PENG o pong - parare
LU - andare indietro ruotando
JI o chi - premere
AN - spingere o respingere
CAI o tsai - torcere o tirare verso il basso
LIEH - dividere
ZHOU o chou - gomitata
KAO - spallata
A questi si sommano i cinque passi:
-avanzare
-indietreggiare
-volgersi a destra
-volgersi a sinistra
-centro o equilibrio.

Gli otto cancelli si riconducono alle Quattro Direzioni (Ssa-Cheng) e ai Quattro Angoli (Ssa-Yu); mentre i cinque passi sono ricondotti ai Cinque Elementi (Wu-Xing).

©2005 Jin Tao - la via della forza interiore