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Il termine significa "boxe della suprema polarità" o "boxe del principio supremo", e Jou Tsung Hwa lo definisce come "l'ultima e la più elevata fra le arti marziali. Esso si basa sui tre fondamentali principi della filosofia Tai Chi: la trasformazione dei trigrammi dell'I-Ching, il diagramma Tai Chi e i cinque elementi. Gli obiettivi del Tai Chi Chuan includono l'armonia della mente, il miglioramento dello stato di salute e l'ottenimento del ringiovanimento e della longevità". L'origine leggendaria fa' risalire la creazione di questa pratica al venerabile CHANG SHANG FENG (Zhang Sanfeng), eremita taoista citato dai testi classici come vivente nel XII-XIII secolo e proclamato santo nel 1459: questi, meditando sulla natura aggressiva delle arti marziali, ritenne di poterle volgere a metodo per sviluppare lo spirito. Un giorno osservando una gazza che cercava di colpire un serpente, rimase colpito dai movimenti del rettile che si difendeva: contorcendosi e arrotolandosi, l'animale eludeva l'attacco. Tale sarebbe stato lo spunto della creazione di un esercizio per lo sviluppo della padronanza di sé detto Chuan-pugno. Tale pratica adottata nei monasteri e nelle scuole dei templi taoisti doveva condurre all'armonizzazione di corpo, mente e spirito attraverso il movimento e la concentrazione su di esso. Già presso il tempio di Shao-lin si praticavano tecniche ricondotte a caratteristiche e movenze animali: il Drago che sviluppa attenzione e calma; la Tigre che rinforza le ossa; il Leopardo che incrementa l'applicazione della forza; la Gru che abitua alla concentrazione e alla stabilità e infine il Serpente, che stimola la respirazione interna e la sensibilità del corpo. Chang Sanfeng stesso avrebbe descritto il Taiji così: "la forza interiore è radicata nei piedi, sviluppata nelle cosce, controllata dalla vita ed espressa attraverso le dita delle mani". Ma forse l'associazione della figura dell'immortale taoista con il Taiji è di natura prettamente propagandistica o del tutto erronea: un maestro di pugilato del XVI secolo affermava di aver imparato una tecnica dall'alchimista Chang Sanfeng, eremita sul monte Wu-tang, che l'aveva acquisito dall'imperatore scuro in sogno, senza però citare esplicitamente il Taiji. Qualunque sia la natura degli antichi racconti, questi sono sintomatici del clima e dei molteplici aspetti e apporti da cui ebbero avvio le arti marziali e questa in particolare. Dal punto di vista prettamente storico però si deve attendere fino al secolo scorso, quando nel 1949 la Cina ha iniziato una campagna di promozione delle arti marziali su larga scala, perseguendo anche la definizione delle genealogie di ciascun ramo. In tal modo negli anni '60 lo studio accurato delle fonti storiche, con lo spoglio della documentazione privata delle famiglie e poche tracce incrociate, fanno risalire le origini del Taiji a CHEN WANG TING (IX generazione della famiglia Chen), guerriero professionista vissuto nella prima metà del 1600 tra la fine della dinastia Ming e l'avvento dei Ching, impegnato attivamente contro il banditismo. A questo personaggio si dovrebbe la creazione e la perpetuazione familiare all'interno del proprio villaggio di Chenjiagou nella provincia di Henan, di 5 Lu (forme) di Taiji quan; 5 forme di Pao Cui (pugni come colpi di cannone), e 1 forma di Chang Quan (la lunga boxe di 108 posizioni). I suoi meriti fondamentali in campo tecnico sarebbero la combinazione degli esercizi di Taiji con le tecniche del Daoyin (applicazione dell'energia interna) e del Tuna (respirazione profonda), e la creazione degli esercizi di Tui shou (spinta con le mani) a due.
©2005 Jin Tao - la via della forza interiore